Historia Pingonis

Il nome “Pingone di Mare” nacque per caso durante una regata notturna, sotto spi e con raffiche sopra i venti nodi, si facevano interminabili planate, al buio; durante una di queste si sentì una voce esclamare: ”Ho visto passare un Pingone “ volendo significare una certa qual apprensione per le proprie facoltà mentali, in quel frangente .E la cosa finì li.
Quando l’Armatore cambiò barca, decise di chiamarla “Il Pingone di Mare “. Molti chiedevano cosa fosse questo “Pingone”; allora s’inventava qualcosa di più o meno credibile “….uccello neozelandese, grande migratore….”.Solo dopo un po’ di tempo si venne a sapere che il termine, in dialetto livornese, definisce un altro tipo di volatile che non vola mai via dal posto di origine ,ma che a volte qualcuno perde.
La grande sorpresa fu quando disimballando una vecchia bottiglia di rhum, capitò fra le mani un giornale edito ai Caraibi. In prima pagina c’era la foto di un “Ratanga Pingo”, tra l’altro rinvenuto nel mare antistante le nostre coste. L’oggetto rassomigliava in modo straordinario alla figura rappresentata sulla fiancata della barca.Il fatto che nella stessa pagina ci sia anche la cronaca di una regata sponsorizzata da una nota fabbrica di birra, è un fatto puramente casuale.
Siamo riusciti ad entrare in possesso dell’oggetto e farcene spiegare funzionamento e scopi.
Lo strumento aveva lo scopo di gettare il malocchio sui proha, le grandi imbarcazioni maori, durante le regate intorno alla Nuova Zelanda. Ma come veniva usato? Ecco qua: veniva agitato violentemente, le alette metalliche alla base dell’idolo sbattevano ed il sordo rumore svegliava lo “spiritus fetentis”locale che,incazzato inviava maledizioni dal becco. Tali maledizioni erano esternate dallo sciamano di bordo sotto forma di rauchi ululati. Un po’ come ai giorni nostri quando si arriva in boa e si comincia a chiedere acqua, senza avere il diritto di precedenza, urlando: “Ti protesto per l’articolo x y z !”, che non esiste o, al massimo, autorizza l’equipaggio ad indossare calzini non stazzati. Ma torniamo ai Maori. Questi ululati ,non avendo alcun significato (anche in lingua maora),venivano interpretati dagli equipaggi in vari ,terribili modi. Non solo queste interpretazioni erano differenti da imbarcazione ad imbarcazione, ma addirittura tra i membri di uno stesso equipaggio: probabilmente erano influenzate da peccati propri o dei propri antenati; oppure da problemi connessi con la cena della sera precedente.
La tragedia raggiungeva il suo culmine quando un membro dell’equipaggio, tirato fuori il “Ratanga Pingo “d’ordinanza e previa autorizzazione dello sciamano, rispondeva lanciando le proprie maledizioni; era la catastrofe! Urla roche(non è un prodotto farmaceutico ), sempre più roche! Ogni equipaggio entrava in un proprio mondo caotico, non capendo più se le maledizioni provenivano dal proprio od altrui “Ratanga Pingo”. In poche ore si passava dalla paturnia profonda ad una disperata malinconica paranoia. Gruppi di Maori tatuati a losanghe, strisce, spirali erano ammucchiati a prua del proha (non si sa perché sulla ….prua del proha….), da lontano sembravano montagne di spaghetti al nero di seppia.
La tragedia si consumava in pochi giorni; soltanto l’equipaggio meno idiota riusciva a portare a termine la regata; un solo proha su centocinquanta, con la gallina che cantava vittoria .
Naturalmente i componenti dell’equipaggio erano considerati superuomini, semidei. Di conseguenza, tra la gioia ed il tripudio generale erano portati sugli altari, qui venivano unti dal sacerdote del dio supremo, arrostiti e distribuiti alla popolazione, in modo che tutti potessero diventare come loro.
Naturalmente la regata successiva si sarebbe disputata non appena la popolazione fosse ricresciuta.
Nell’ esemplare ritrovato notiamo:
A-Un oggetto appeso al collo. Probabilmente l’unico resto di un missionario che tentò, tempo addietro, di mettere un po’ d’ordine nel caotico via-vai di Maori.
B-Uno scalpo di capelli femminili applicato alla radice del manico.Non se ne conosce la provenienza né l’uso.

pingonedimare@libero.it

AMBROEUS BRAMBILLA, NAVIGATORE PADANO
documento WORD ( 486 KB )

copyright Il Pingone di Mare - Tutti i diritti riservati - il sito è in costruzione

Merchio Pingone
Il Pingone - articolo La Stampa Pingone a terra